Camere da Letto


di Alan Ayckbourn


Da sempre innamorato del teatro vero, quello che nasce sulle tavole del palcoscenico, Ayckbourn era cresciuto nell’ammirazione dei predecessori, i suoi primi lavori recano evidenti omaggi a Pinter e a Beckett, oltre che agli autori comici della grande tradizione inglese. Allo stesso tempo, egli era venuto delimitando il suo mondo, una classe media spesso provinciale, che è lontana tanto dall’aristocrazia delle pièce altoborghesi di un Coward quanto dalla working class cui i nuovi autori (Osborne, Pinter) avevano dato cittadinanza sulle scene teatrali. Questo ceto medio, talvolta medio-alto, è spesso cecovianamente alle prese con piccoli contrattempi irritanti simboleggianti le grandi questioni nascoste che nessuno vuol prendere di petto e che diventano occasioni per l’esplosione di conflitti a lungo repressi. La comicità nasce dal contrasto fra l’esiguità apparente del pretesto e la sproporzione della reazione del personaggio.

È una comicità di situazione, non di battute, con effetti che possono essere visivi oltre che verbali. I personaggi di Ayckbourn ignorano di essere comici. In “Camere da letto” oltre all’elegante non meno stimolante gioco sul teatro - la scommessa di raccontare una storia che si svolge nella stessa notte, in tre camere da letto diverse e contemporaneamente visibili sulla scena, e senza che nessuno dei tre giacigli venga mai adoperato nella funzione ad esso più immediatamente associata - questo copione contiene alcuni fra i temi caratteristici dell’autore, cioè la precarietà dell’istituzione del matrimonio, l’inesistenza dei rapporti fra genitori e figli, il disagio nato dalla sessualità irrisolta, l’egoismo, se non addirittura il narcisismo della nevrosi, sintomi di malessere del profondo.

Compagnia Lesilusi

Produzione LesiLusi Associazione Culturale