La Farfalla e la Luna
La Farfalla e la Luna
da Luigi Pirandello
La farfalla è il simbolo che indica quella sottile linea di demarcazione tra sognato e sognatore; la luna, lega al sogno il luogo dove la memoria può perdersi e dove il confine tra follia e realtà si annulla. È proprio questa labile linea tra sogno, fantasia e follia che si è voluta esplorare. Per farlo si è scelto un autore che ha avuto caro il tema dell’essere e del sembrare in tutti i suoi molteplici significati: Pirandello. Come nel celebre “Sei personaggi in cerca d’autore” anche in questa piece i personaggi arrivano dalla platea, l’intento qui, però, è quello di evidenziare come ciascuno di noi potrebbe essere sulla scena e solo per caso ci sono loro a rispondere ad un invisibile richiamo che li spinge a raccontare la propria storia. Il teatro nel suo insieme, platea e palcoscenico, sono così un unico luogo, un’unica grande stanza dove la distanza segnata dal proscenio viene annullata. In adesione agli schemi pirandelliani lo spettatore è immesso violentemente al centro di una situazione già data per nota: la storia di Romeo, Donata ed Enrico, tre pazzi con un diverso grado di controllo della propria dolente consapevolezza. In aderenza al teatro del teatro, vera innovazione di Pirandello, anche qui se si considerano le situazioni come semplici situazioni vissute vi si vede apparire regolarmente un elemento di finzione teatrale, di recita, di rappresentazione di una azione seconda che si sovrappone alla prima, scomponendola e ricomponendola in modo differente. Alla base del monologo di Romeo, personaggio puro ed innocente come l’età in cui è rimasto prigioniero a causa della sua follia, vi è il sentimento del contrario, scaturito dall’intervento della riflessione all’interno della fantasia e del ricordo. La continua assunzione e rifiuto d’una maschera ha condotto alla follia una attrice come la Donata di questa piece; laddove, invece, in Enrico alberga il duplice ruolo di essenza o spirito di cose e persone e di attore del proprio personaggio. È proprio a lui, in fine, che è lasciato il compito di lanciare un interrogativo che rimane aperto e che ci appartiene: quanto siamo ancora in grado di abbandonarci al sogno e quanto siamo consapevoli della nostra follia?
Adattamento drammaturgico e Regia: Patrizia Falcone