Quarta Dimensione


di Ghiannis Ritsos


“Quarta Dimensione”, pubblicato ad Atene nel 1972, si compone di un totale di diciassette poemetti per la maggior parte di argomento mitologico. Questa originale composizione poetica deriva da un antico amore di Ritsos, il teatro, nel quale Ritsos impiega il mito come allusione, metafora e simbolo soprattutto contro la tirannia come quella dei colonnelli. Questi poemetti risalgono, infatti, al periodo in cui il poeta era privato della sua liberta’ e le sue opere erano al bando.

L’argomento mitologico riguarda la tragica vicenda della famiglia degli Atridi. In questo adattamento sono stati scelti solo sei poemetti ricostruendoli in una ambientazione comune, e facendo si’ che questi monologhi lirici, dietro la spinta di sollecitazioni dirette o indirette, si intreccino tra loro divenendo dei dialoghi e mettendo cosi’ a nudo le relazioni intercorrenti tra i personaggi stessi. L’azione si svolge, in un’atmosfera onirica e rarefatta, nella grande casa, dove i personaggi hanno trovato rifugio dagli accaddimenti esterni , casa, con la quale hanno sviluppato un legame speciale. Il recupero del mito, in Ritsos, si accompagna ad un procedimento di trasposizione cronologica, dove ambientazione ed abbigliamento sono contemporanei. Questa trasposizione, tuttavia non riguarda solo questi elementi esterni, ma piuttosto, la psicologia dei personaggi.

“Demitizzazione”, quindi, ogni personaggio apre gli occhi su se stesso e su cio’ che e’ diventato. Crisotemi, “Cenerendola degli Atridi” vissuta sempre in margine agli eventi, ottiene dal poeta il privilegio di prendere per la prima volta, la parola. Al pari di Crisotemi anche Ismene dichiara come “la flessione sia la misura della grandezza”. Elena, invece, e’ relegata, come una provinciale, in una casa che la contiene come un sepolcro e con la quale finira’ con l’ identificarsi, spogliata del suo leggendario splendore. Per lei i temi della solitudine, della vanita’ della gloria e della morte diventano un ossessivo leitmotiv. Aiace, non piu’ possente ma distrutto e folle, appare stanco come appena ritornato dalle frequenti e prolungate bevute. Altra silenziosa vittima, Persefone, trova tollerabile la vita solo fuggendola; e’ lei l’eterna viaggiatrice. Calma e tuttavia illuminata improvvisamente all’eccesso c’e’ una donna, forse sopra i quarant’ anni: e’ Fedra. I suoi gesti sono fatti di movimenti ripetuti ad intervalli regolari. Questa precisione del ritmo incessante ed ossessivo indica una rigorosa volonta’ che vacilla e che la condurra’ a scegliere la morte come unica soluzione. Possiamo, quindi, concordare con Peter Bien, secondo cui: “Il mito, nell’opera di Ritsos, non conduce all’evasione o alla digressione, ma alla rivelazione.”

Compagnia Lesilusi

Produzione LesiLusi Associazione Culturale